Giovedì, 18 Gennaio 2024 19:57

Il Napoli sale sul tappeto volante. Mille grazie a Zerbin, nuovo Lawrence d'Arabia.

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Non te l'aspettavi. Non ce l'aspettavamo. Il Napoli si riprende quella parte di sè che chissà dove e come aveva calpestato e poi smarrito. Cala il sipario sulla prima semifinale di questa commercialissima, e quasi insopportabile Supercoppa mezza italiana e mezza saudita (spalti vuoti si è giocato nel deserto), e la sorpresa è di quelle da giochi senza frontiere. 

Senza dubbio è lo sconvolgimento di ogni pronostico. Si sapeva che la Fiorentina di Italiano fosse in luna calante, però il gruppo Mazzarri chi se l'immagtinava così coeso, determinato e pragmatico dopo la striminzita e sofferta vittoria sulla Salernitana. Ma come spesso si narra, l'aria delle Coppe, delle sfide a breve termine con trofeo in palio, spesso sortisce effetti miracolosi. Il Napoli si aggiudica la finalissima di lunedì con lode speciale. Ha sempre avuto il controllo della gara, concesso molto poco alla viola, appena un rigore calciato in direzione delle scintillanti stelle del deserto. Poi tutto secondo il miglior copione. Un gol di Simeone da attaccante vero, autentico e potente, e udite udite una strepitosa ed inattesa doppietta di mister Zerbin, uno che sembrava da un momento all'altro dovesse imbarcarsi sul primo volo del mercato di gennaio. Ed invece le due reti si pensa lo costringeranno a disfare i bagagli e a trovarsi un alloggio più comodo ed accogliente in quel di Castelvolturno. La sonora sconfitta in casa, al Maradona, (8 ottobre scorso 1-3) solo un brutto evento da gettare nel cassetto dei peggiori ricordi. Il Napoli oggi è in ripresa, mentre i ragazzi di Italiano hanno il fiatone corto.

Rivoluzione è stata- Mazzarri ha sconvolto il modulo e tornato al suo dogma, ovvero il 3-4-3, scelta dovuta anche alle gravi assenze in rosa. E' un ritorno alle origini o meglio alla sua lettura del gioco del calcio che non ha mai sconfessato. Della serie ora vi faccio vedere io. Et voilà compare dal cilindo la didascalica difesa a tre. Con Mario Rui avanzato in mediana e Juan Jesus nel ruolo che più gli aggrada, terzo di di sinistra nella retroguardia a tre. E' stato un esperimento, ma quando va così bene che sia lecito pensare sia solo l'inizio. Aspettando recuperi eccellenti, assistiamo alla conferma di un concetto inattaccabile del gioco del calcio: se ad un allenatore è congeniale un dato modulo che lo adotti sempre. Sebbene si ripeta ad ogni latitudine che il miglior allenatore sia quello duttile che cambia schieramento e lo adatti agli avversari, alla fine avvinghiarsi alle sue ideologie di base può sempre sortire effetti migliori. Mazzarri si era dovuto adattare al modulo 4-3-3 scudettato, richiestogli da De Laurentiis ma poi la vita a volte è bella, l'ha vinta alla sua maniera. E' presto ma si vedono spiragli di luce.

Bravi a non conceder nulla-. La sfida è stata vivace, i protagonisti sentivano il palcoscenico, si lasciavano andare alla beltà del gioco. Agivano oltechè pianificare. L'iniziativa più che la contromisura. Gli azzurri approfittavano di qualche spazio e ci mettevano piedi e teste. La qualità del Napoli dapprima pareva approssimativa, tanta volontà ma la qualità ancora da dimostrarsi. Poi cambiava tutto in un episodio, come spesso nel calcio. Deo Gratias c'è Diego Simeone, Cholito di razza: Juan Jesus s'inventava rifinitore e l'argentino concludeva con la superbia del vero bomber. Burro chi lo aveva escluso per lunghi mesi, dopo Osimhen l'attaccante del Napoli è lui, il Rasp è idoneo sì ma con un altro spartito. Al prosieguo squadre lunghe votate all'offesa, non imballate. Palla sciolta e pedalate. 

Mentre il Napoli sembrava in controllo, un fallo banale concedeva un rigore alla Fiorentina, ma la Dea Bedata si vestiva d'azzurro ed il pallone finiva in curva. A quel punto la viola si intristiva e psicologicamente andava in barca. E pure nella ripresa arrancava, mentre il Napoli teneva le distanze. E con Zerbin, che segnava il gol più importate della sua carriera, metteva il sigillo in direzione della finalissima. Ma è stato il terzo, quello che è piovuto dal cielo, dall'Olimpo del calcio, a consacrare Zerbin uomo del match, della serata, d'Arabia, di Supercoppa e di tutto quanto di bello possa esserci in una serata magica, uscita davvero dalle pagine di Mille e una notte. Doppietta d'autore per un calciatore che è sempre stato ai margini. E' la fiaba degli ultimi che a spalar terra e sassi si prendono la rivincita sui primi, e sui detrattori. Ed allora tutto si trasforma in magnifico. Anche quel Napoli brutto anatroccolo che sino a poche ore fa scivolava via da tutto,soprattuto da se stesso. Cadeva e spesso non in piedi. In tema di exploit dei singoli, di Zerbin.

Succede, in corsi e ricorsi storici, che un giocatore vissuto nella penombra, poi con l'avvento di un nuovo allenatore diventi quello che non era mai stato. Esempio Mertens che il Maestro Sarri trasformò in un centravanti coi fiocchi. Che sia l'ora di Zerbin è presto per spararla, ma la partitona d'Arabia può rappresentare un'ora x per la sua storia in azzurro.  

La grande occasione-  E' questa, l'ultima stagionale per portare a casa un trofeo in un'annata fino a poco fa da odor di fallimento. Lo scudetto è lontano, la Champions un sogno irrealizzabile. Ecco allora che la finale di lunedì sera potrà essere la super chance per portare a casa un titolo e non sarebbe male dopo aver vinto uno scudetto da wall of fame, sarebbe onorevole non rimanere a mani asciutte l'anno successivo. Sì il quarto posto ed il gruzzolo di soldoni che tengono quieta una proprietà agitata e sinora colpevole di un cammino costellato di inciampi ed errori marchiani. Ma il popolo vuole non solo prendersi cura delle casse del padrone ma festeggiate, far cin cin, brindare ad una vittoria. Non alla partita ma a quel tazebao da aggiungere in bacheca. Per poi andare in piazza e gozzovigliare. Ragazzi ci siamo. Forse non tutto è perduto. Se si vincesse la Coppa la stagione sarebbe in ogni modo salva e quanto di brutto visto sinora via con la roba vecchia della notte di Sam Silvestro. Poi come andrà andrà.

Spesso basta un epiosodio, una partita, una vittoria per cambiare il volto di una stagione. E la vittoria sulla Fiorentina ha tutti i segni di riconoscimento per essere quella volta che. 

(Foto fonte Ansa).

 

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Enzo Famiglietti

Nato a Napoli alla fine degli anni sessanta.Inizia la sua carriera giornalistica a metà degli anni novanta presso il quotidiano sportivo di breve durata Campania Sport e poi diventa redattore alla Verità di Napoli-Napoli più, dove si occupa delle pagine dedicate al Napoli ed anche dell'impaginazione delle altre sportive. Ma la sua passione resta il calcio. Negli anni successivi collabora, come redattore, al Corriere del Pallone e negli anni recenti a vari siti web Per sempre Napoli, 87 tv e successivamente ilcuoreazzurro.it

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