Sabato, 11 Maggio 2024 17:36

Il Napoli affonda ancora. Lo spogliatoio nel caos e la squadra compatta contro Calzona

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La squadra che tremare il mondo fa non è più solo quel Bologna scudettato di tanti anni fa e quello attuale gasatissimo di Thiago, ma all'incontrario un Napoli depresso e depressogeno. Battuto ed umiliato ancora una volta al Maradona, dal superlanciato gruppo targato Motta. .

Che il Napoli fosse a pezzi, sul piano caratteriale innanzitutto e su quello tecnico tattico, lo sapevano anche gli ingenui baby tifosi. Che non ci sarebbe mai stata la riscossa in questo lumicino di campionato, se lo aspettavano i tifosi attempati e meno sognatori. Però che ogni partita diventasse un calvario, un soffio al cuore, un patema senza fine, che ogni avversario mettesse alla corda la squadra che in un tempo ormai lontanissimo incantava, sbaragliava e sognava, eppure distante appena un anno, è troppo. E' umiliante per chi indossa quella maglia e soprattutto per chi ne ha orientato le sorti in questo crollo devastante che vede quasi nessun imputato assolto e tutti colpevoli. Grazie al calendario questa tortura perpetua volge al termine, appena 180' mancano al rompete le righe e poi si spererà in un futuro migliore, ma che porterà con sè una marea di incognite. E dubbi ai quali ad oggi non ci sono ancora risposte.

E' tutto avvolto nel mistero in casa Napoli, soprattutto lo è il nome del prossimo allenatore, che a questo punto erediterà una situazione surreale, di sbandamento assoluto. Ci vorrebbe un superterapeuta, un tecnico dal carattere d'acciaio per rimettere in riga un gruppo sfilacciato e disorientato. Il primo nome che balza in mente non può che essere Antonio Conte, sergente di ferro. C'è da augurarsi che la indiscrezioni che vorrebbero che avesse già firmato per De Laurentiis siano vere. Mai come adesso c'è bisogno di lui o di un suo omologo che però non esiste. Tutti gli altri allenatori in corsa sono di un gradino al di sotto di Antonio, e per il Napoli di oggi, sul punto di indebolirsi con cessioni eccellenti, servirebbe solo ed esclusivamente il top. E le garanzia che può assicurare Conte, almeno sulla carta, nessun altro allenatore in lizza le porta con sè.

Non per esser pessimisti ma è evidente che questo ex Napoli farà davvero gran fatica per vincere almeno una delle due gare ancora in calendario: Firenze e poi Lecce. Se i salentini fossero salvi, magari. Altrimenti i fu eroi greci saluterebbero i propri tifosi nel ricordo dell'ultima decente prestazione, la vittoria, anzi il secondo tempo di Monza, datato addirittura 7 aprile. 

L'ennesima partita in cui tutto è andato nel verso sbagliato- Il Bologna di Thiago, squadra organizzatissima e dalla tempra molto forte e determinata, ha subito assestato agli azzurri uno uno due miciciale. Da ko. Doppio vantaggio in avvio e a quel punto partita chiusa. Il gruppo Calzona ha tentato di reagire ma dopo aver fallito l'occasione più incredibile, ancora un rigore sbagliato, con Politano, la partita si è fatta una salita estenuante come il Tourmalet. 

Come detto, non passa molto per il vantaggio degli scatenati ragazzi di Thiago Motta: cross sulla sinistra, Di Lorenzo si fa anticipare da Ndoye che di testina fa male a Meret. Ed è la 17 esima uscita consecutiva che gli azzurri prendono gol. Da quando allena Calzona, fra campionato e Champions, il Napoli ha sempre incassato almeno una rete. E dire che la prima missione del tecnico calabrese era quella di sistemare una difesa troppo sbarazzina. Cribbio. Ma è stato solo l'inizio di un pomeriggio da incubo. Pochi minuti e il Bologna raddoppia, ancora una volta con la difesa azzurra in totale disordine mentale. Ancora una crudele inzuccata di Posch dimenticato dal Napoli, come avviene da mesi con regolare e sconcertante regolarità.

Le emozioni certo non sono mancate in questo afoso pomeriggio ed Osimhen si porta a casa un lampante calcio di rigore. Ma Politano calcia fiacco e centrale. Napoli tragedy. Anche le statistiche dal dischetto sono una condanna, quarto rigore sbagliato su 11, una media di assoluta insufficienza per una rosa che pur vanta molti piedi fini ed educati.

Nella ripresa, il Napoli affila i denti, esprime il rituale ma inconcludente posesso palla. Osimhen sbaglia una golosissima occasione. Il bomber da 130 milioni vede già in rischioso deprezzamento del costo del proprio cartellino Inutile girarci attorno. Non è giornata. Non è annata.

Ed infatti finisce come era iniziata, 2 a 0 per il Bologna, e bye bye sogni di riscossa per un Napoli ai limiti del grottesco.

La ciliegina sulla torta- E' il silenzio stampa imposto a fine gara da un presidente De Laurentiis in crisi di identità e lucidità, che s'è addirittura appellato ad una scaramzia da horror di Stephen King: già da stamattina sta insistendo come un posseduto con il Palazzo per non giocare a Firenze venerdì sera ma sabato, per evitare una data che spaventa, venerdì 17. Al Napoli di oggi fa paura pure l'ombra di se stesso, figurarsi la doppia data demonica. Questo è indice di uno stato di panico e disorientamento che ha un solo precedente nella storia recente: 1997-98 quello della retrocessione con 14 punti, un paragone davvero disonorevole per gli ex Campioni di Italia.

Poi, imbarazzanti e molto ansiogene le recenti uscite pubbliche di Adl, che dopo aver annunciato un anno fa ad Udine vittorie e conquiste da ambiziosissimo Imperatore, si è fatto piccolo piccolo giustificandosi che vincere due scudetti di fila sarebbe stato impossibile. E dillo alla Juve che ha sfiorato la decima. L'ultima sulla richiesta di spostare la sfida del Franchi rasenta l'obnubilamento dei sensi e della ragione. La Lega non s'è ancora espressa in merito. Ma da questi parti si è al di sotto la frutta marcia. In ogni direzione si guardi ci si tappi le narici e si chiudano gli occhi.

Spogliatoio avvelenato, tutti contro Calzona-  Il terzo allenatore stagionale del Napoli, numeri e rendimento alla mano, sarebbe da esonero se non fosse che grazie ad Eupalla è quasi finita. Il disonore è però un altro. Fra lui è la squadra è calato il gelo, è rottura totale già da diversi giorni. Lo strappo è avvenuto la sera della prima del film di Adl sullo scudetto. Calzona, a sua volta più di là che di qua in termini di self control e ragione, non voleva che i calciatori si distraessero e andassero al cinema. Una imposizione molto discutibile, in quanto non s'è trattato di tirare alba al night club con 10 bottiglie di champagne stappate. La squadra non gli ha dato ascolto e da allora i rapporti non si sono incrinati ma interrotti del tutto. Si spiffera che lui diriga ormai controvoglia gli allenamenti, che la comunicazione e il dialogo fra lui e i giocatori siano ridotti al minimo indispensabile. Alla stregua del lavoro di gruppo, svogliato e limitatissimo negli esercizi base in un'atmosfera senza precedenti. Adl non interviene perché per primo fa il conto alla rovescia in nervosa attesa del fischio finale del 26 maggio. Anche il bellissimo feeling che aveva saldamenti unito i protagonisti dello scudetto, la squadra, si è sgretolato. Sono un altro lontano e mesto ricordo le cene sociali in previsione della cavalcata scudetto. Fra i giocatori, frustrati dagli insuccessi, sono divampati astio, tensioni e gelosie soprattutto per la differenza, inconcepibile, di ingaggi. 

Deve passare la nottata ma le basi per il futuro già scricchiolano- Si diceva che la speranza per la panchina è il nome di Antonio Conte, l'unico che avrebbe le carte in regola per raddrizzare una situazione che oggi appare al pari delle sette o dodici fatiche di Ercole. Ma non è solo il capitolo allenatore, il più spinoso, a tener banco. Osimhen la cui cessione dovrebbe finanziare il mercato e i costi della prossima stagione, potrebbe non essere ceduto a 130 ma a molti euro in meno. Le sue altalenanti prestazioni non convincono del tutto i potenziali acquirenti. Inoltre, ci sono Barcellona e soprattutti quei matti spendaccioni del Psg, pronti a far follie per sedurre Kvara e Adl. Il club francese, deluso dall'ennesimo flop in Champions, ha pronta un'offerta da 100 milioni a salire per incantare De Laurentiis ed il talento georgiano, al quale si aggiungerebbe un ingaggio annuo superiore ai 5 milioni. In questo caso, sarebbe difficilissimo trattenere anche Khvicha. Per Adl, per alcuni aspetti, l'inizio dei veri guai potrebbe non essere ancora questo presente di lacrime.

(Foto fonte sport Mediaset). 

 

 

 

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Enzo Famiglietti

Nato a Napoli alla fine degli anni sessanta.Inizia la sua carriera giornalistica a metà degli anni novanta presso il quotidiano sportivo di breve durata Campania Sport e poi diventa redattore alla Verità di Napoli-Napoli più, dove si occupa delle pagine dedicate al Napoli ed anche dell'impaginazione delle altre sportive. Ma la sua passione resta il calcio. Negli anni successivi collabora, come redattore, al Corriere del Pallone e negli anni recenti a vari siti web Per sempre Napoli, 87 tv e successivamente ilcuoreazzurro.it

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