Fu allora che il gigante d'ebano si fermò per un drammatico incidente muscolare, lesione al retto femorale. Una lunga assenza, un autentico calvario, ben compensato dall'ingaggio di Hojlund, a segno anch'egli al Bentegodi, ma una cosa è avere il danese da solo un'altra è affiancargli il portentoso belga. Meglio due là davanti che uno. L'unione fa la forza e quattro piedi ben calibrati e sorretti da una montagna di muscoli sono meglio di due.
E dir che è stata una gran brutta partita per li azzurri. Subito in vantaggio con un colpo di testa davvero singolare e autorevole, una botta di classe sopraffina, di Hoj, il Napoli ha saputo gestire il risicato vantaggio in un primo tempo senza altri acuti nè grandi ombre. Ma poi nella ripresa, il gruppo Conte si è incartato e scaricato, un po' da solo, un po' per merito di un Verona molto aggressivo, deciso. I padroni di casa l'hanno buttata sul piano fisico e per lunghi minuti hanno messo il Napoli alla berlina sino ad arrivare ad un insperato pareggio. I cambi di Conte non hanno prodotto mirabilie, se non fosse stato per l'acuto finale di Lukaku. Il suo ingresso in campo ha rivitalizzato gli azzurri molto pure sul piano motivazionale. Riecco il trascinatore, che con la sua esperienza muove le pedine a suo piacimento. Anche Giovane, ad onor del vero, ha dato un po' di vivacità in più.
Dopo il rocambolesco 2 a 2 al Maradona del 7 gennaio, Epifania amara, che segnò l'inizio del declino delle ambizioni scudetto degli azzurri, sembrava che anche stavolta i veneti dovessero far cin cin con i campioni d'Italia. Ma a volte ritornano e fanno miracoli, ecco il miglior titolo per l'exploit di Big Rom.
Una partita non convincente, ma poi un finale tutto a sorpresa- Immediata prova di forza al Bentegodi. Cross di Politano e testona di Hojlund, inzuccata di rara bellezza e precisione. Il danese ha impattato la palla all'altezza del dischetto del rigore e l'ha indirizzata all'incrocio. nono gol stagionale. Questo da ovazione.
Il resto del primo tempo scorre con il Napoli in completo controllo dei giochi, nessun rischio ed una sola nitida palla gol ancora con il danese. Non prova più di tanto a chiudere la gara con un secondo gol. Un errore di valutazione e di gestione che poteva costar caro.
Ad inizio ripresa, i veneti spingono, prendono coraggio, contro un Napoli che non è una grande bellezza. E che si becca pure il pareggio, su un tiro sfortunatamente deviato da Hojulund, mentre divampava la protesta per un fallo non concesso in precedenza. Il pari è stato meritato, perchè il Napoli si era mezzo appisolato.
La reazione azzurra è moscia, senza brio, nonostante le sostituzioni. Entra pure il redivivo Lukaku, che non è più imballato ed è tornato almeno per una volta ad essere se stesso. Traversone dalla sinistra e lui, avvoltoio d'area, la colpisce al volo e sorprende Montipò. Una rete pesantissima per la classifica, super terapeutica per lui stesso, e commovente per le lacrime di fine partita nel ricordo del padre che oggi lo ammira da lassù.
Quanta fatica senza le prime donne- Contro un Verona quasi retrocesso, volitivo ma modesto, il Napoli ha faticato più del dovuto per portare a casa i tre punti. La squadra si rivela ancora una volta depotenziata dalle assenze. Di Di Lorenzo, Rrahmani, Neres, Mc Tominay, Anguissa, ragazzi che lista di assenti. Non si può fare a meno di loro e rimanere quelli di sempre. Chi è subentrato e tappa i buchi lasciati dalle vedettes azzurre non sposta gli equilibri sullo stesso piano. Difetta di qualità. Vergara si è distinto a momenti, Alisson di rado ha saltato l'uomo. Il brasiliano ha classe ma a vederlo bene è ancora acerbo, lo attende forse un futuro molto roseo, ma è tuttora in fase di crescita e maturazione. Servono i migliori. E a Verona è stato uno dei grandi protagonisti dell'anno dello scudetto a firmare per la vittoria.
Lukaku, supereroe dal cuore tenero e dalla classe superiore- Il belga ha regalato tre punti fondamentali per la corsa Champions, per tenersi a debita distanza da Roma, Juve ed altri sgraditi inserimenti. Prima di Verona aveva calcato il campo per una quarantina di minuti non più. Anche sfortunati, per il rigore calciato in modo maldestro contro il Como in coppa Italia. Stavolta è arrivato il colpo da maestro. Un centro dei suoi, dopo la lunga sofferenza della riabilitazione. Importante è stato il suo apporto non solo per la rete ma per come si è approcciato alla gara. Appena nella mischia ha richiamato e dettato tempi ed ordine ai compagni, alzando la voce e sempre col piglio del giocatore leader, proprio la figura che in questa stagione di alti e bassi è un po' mancata. Lukaku, quindi, di preziosa presenza sia per la pedata del 2 a 1, sia per come si è comportato in campo. Poi la commozione in ricordo del papà. Giusto per ricordare che anche i più grandi sono uomini in carne ed ossa e non fatti della materia dei sogni.
(Foto fonte Italpress).