C’è di mezzo il giallo, ma non c’entra Agatha Christie. C’è anche il rosso, però non è un film horror splatter con sangue ovunque. Si parla di calcio e il giallo e il rosso sono i colori dei cartellini che gli arbitri non sempre gestiscono a dovere tenendoseli troppo spesso ben stretti in tasca. Si parla tanto del var e delle sue varie applicazioni e interpretazioni con un dibattito che sta avvelenando il calcio italiano da sempre patria del sospetto e del vittimismo, eppure a ben guardare c’è un aspetto degli arbitraggi e della gestione delle partite che fa molti più danni. E già, perché è ben noto che il diavolo si nasconde nei dettagli e mentre si sbraita, si urla, ci si agita e azzuffa sui falli di mano e sui fuorigioco - sui quali, malgrado siano ormai gestiti elettronicamente, recentemente c’è stato chi ha addirittura ha trovato il modo di contestare – una partita può essere indirizzata e orientata, sia pure in buonafede, ovvio, attraverso i dettagli minori, gli eventi minimi trasformando così l’arbitro, tanto per parafrasare un noto romanzo, nel dio delle piccole cose.
I cartellini e la loro gestione ne sono un buon esempio. Il giallo sta a significare ammonizione e dunque il significato anche lessicale è esplicito: è un monito, un avviso esplicito a chi commette fallo: stai attento, non ripetere il gesto scorretto, alla prossima sei fuori. Tutto perfetto, tutti d’accordo, tutte sciocchezze in realtà. Se è giustificabile non sventolare il cartellino giallo subito al primo fallo, se è comprensibile non estrarlo al secondo, se si può ancora tollerarne la mancata esibizione al terzo fallo, beh, da qui in poi si entra in quella cattiva gestione della partita di cui si è detto poco prima. Un difensore che tortura o martirizza un attaccante in maniera sistematica – come da evidenti disposizioni di un allenatore catenacciaro - può farlo liberamente se l’arbitro si decide ad ammonirlo a dieci minuti dalla fine della gara, o anche meno, in pratica dopo avergli permesso un’intera partita o quasi di falli, fallacci, gomitate, strattonate, sgambetti, provocazioni: di fatto quel giallo tardivo non ha più il senso che avrebbe dovuto avere e il difensore “palla o gamba” l’avrà fatta franca insieme al suo allenatore, anzi, il marcatore (e l’allenatore) verrà anche elogiato. Se invece al quarto fallo l’arbitro ammonisce il calciatore scorretto, è probabile che l’interessato debba misurare i propri interventi e se proprio non lo capisce e persevera, al massimo dopo altri due interventi tollerati dovrebbe scattare il rosso.
Lo stesso discorso vale o dovrebbe valere per i comportamenti antisportivi: chi chiede l’ammonizione per un avversario merita subito un giallo, invece gli arbitri spesso ignorano quei gesti assurdi e scorretti; i simulatori, quelli che si toccano il volto anche se sono stati toccati in petto, meritano il giallo immediato; quelli che si rotolano come tarantolati ma si alzano subito se l’arbitro ha lasciato correre e il gioco continua, meritano il giallo senza pietà; quegli altri che allontanano con un tocchetto il pallone quando viene fischiata una punizione agli avversari oppure con il pallone in mano si allontanano dal luogo del fallo per perdere tempo, vanno ammoniti senza esitare. Ma ancora: quelli che guadagnano venti metri per battere una rimessa laterale; i portieri (di solito quelli delle squadre che stanno vincendo) che bloccano in piedi un pallone tranquillamente poi però senza un motivo si lasciano cadere e restano a terra e quelli che, sempre se sono in vantaggio, chissà perché non capiscono mai subito da che parte battere la rimessa in gioco; i calciatori che fingono di non leggere il numero della sostituzione e guardano altrove per perdere tempo: tutti comportamenti sportivi, tutti cartellini gialli, tutti avvisi di potenziale rosso.
C’è, ci sarebbe dunque modo per cercare di correggere i cattivi comportamenti se solo si volesse, se solo gli arbitri non si tenessero stretti in tasca i cartellini, soprattutto il giallo, consentendo dunque a chi va in campo solo per distruggere e non per costruire di restare impunito. Basterebbe essere chiari prima della partita, quando gli arbitri vanno negli spogliatoi delle due squadre per il cosiddetto riconoscimento e per i saluti: «Vi avviso» dovrebbe dire il direttore di gara «dopo tre falli o comportamenti antisportivi c’è il giallo, dopo altri tre c’è il rosso», e uomo avvisato mezzo salvato, tanto per capirsi. E invece tra un giallo alla Christie o un rosso stile splatter, si finisce come sempre nella commedia all’italiana.