negli ultimi sei anni ha addirittura il poco invidiabile primato dello 0% di utilizzo. Siamo di fronte a una vera e propria tragedia sportiva e la terza mancata qualificazione di seguito ai Mondiali della Nazionale azzurra ne è la sintesi perfetta. Del resto in Italia si grida al miracolo e si sprecano entusiastici fiumi di inchiostro e quantità industriali di esaltati minuti radiofonici e televisivi se un ventitreenne/ventiquattrenne gioca più o meno bene quattro o cinque gare da titolare in Serie A (vedi Vergara con Conte), laddove lo stesso ventitreenne/ventiquattrenne nei principali campionati esteri – massimamente nella Premier – ha già disputato quattro se non cinque tornei da titolare e magari, se vale, ha già debuttato e si è anche confermato in Nazionale.
La questione è ben nota a chi guida il nostro calcio e le nostre società, e ben noti sono anche i danni che provoca con relativi piagnistei e giaculatorie. Se però si accenna soltanto alla necessità di sedersi a ragionarne e magari di mettere nero su bianco uno straccio di regolamentazione, beh, il silenzio è totale e lacrime e lamenti vengono ingoiati in un lampo. C’è voluta la sincerità e la schiettezza di Silvio Baldini, traghettatore dell’Italia dall’ultimo sfascio targato Gattuso al successivo prevedibile nuovo sfascio se il prossimo commissario tecnico – chiunque sarà – partirà dalle stesse convinzioni e nello stesso scenario, c’è voluto Baldini, appunto, verace e diretto, per dire ciò che tanti pensano e altrettanti tacciono: per i presidenti italiani di Serie A i giovani sono solo merce, articoli in mostra sul mercato, oggetti da piazzare al meglio; hanno in pratica appiccicato addosso il cartellino “plusvalenza”, nuovo dio del calcio italiano. Non c’è pianificazione, non c’è sguardo lungo, non c’è programmazione; e del resto se a contendersi la carica di presidente federale sono due “diversamente giovani” come Abete e Malagò e fanno paura le ipotetiche candidature di Tommasi e Albertini, giovani e che a calcio hanno giocato, è difficile pensare (e sperare) che un cambio di prospettiva sia alle porte. L’esperimento di utilizzare le due tristi amichevoli di fine stagione dell’Italia per vedere all’opera con la maglia della Nazionale maggiore tutta la talentuosa under 21 di Baldini, ha fatto storcere il muso a tanti e in fondo è servito a poco, e gli ascolti tivù hanno confermato la sensazione che il disinteresse prevalesse. Lo stesso esperimento ha del resto dimostrato che per mettere insieme una ventina di convocati giovani, è stato necessario andare a pescare in Serie B e all’estero, nella Serie A, infatti, tracce di gioventù non se ne vedono o se ne vedono poche.
Intanto stiamo per accomodarci in poltrona per vedere in tivù i Mondiali e siamo spettatori nel vero senso della parola: ovvero assistiamo soltanto alla principale manifestazione calcistica perché dell’Italia si sono perse le tracce ormai da tre Coppe del Mondo a oggi. Si sprecheranno i sospiri e i rimpianti, si moltiplicheranno le analisi e le ricette, si sprecheranno parole e denunce poi nulla cambierà.
Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. La sintesi finale di Lorenzo il Magnifico è perfetta e i quasi cinquecento anni sembrano proprio oggi.