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Prima batosta per il Napoli più tirchio di sempre. No mercato no festa.

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Il Como è la meraviglia di un progetto in crescita, spalleggiato da una società florida. Il Napoli un cantiere aperto, tendente all'incompiutezza, senza alcun rinforzo dal mercato e meno competitivo della scorsa stagione. 

Così il gruppo Fabregas espugna con ampio merito il Maradona (2-1) e per il Napoli i rimpianti non sono tanto di campo, ma di gestione societaria. Non è arrivato nulla dal mercato e le conseguenze non tardano a farsi vedere. La superiorità dei lombardo-indonesiani è stata palese, un gioco incantevole, un giro palla da olè ed una personalità da grandissima squadra. Essì, per venire a Fuorigrotta ed imporsi con cotanto piglio, ci vogliono oltrechè classe e qualità tecniche, carattere e autostima da primi della classe. Tattica e morale. Pregi che oggi difettano in parte ai ragazzi di Allegri. 

Gli azzurri invece, dopo la rocambolesca vittoria di Genova, hanno palesato tutti i propri limiti: una difesa del tutto inaffidabile e più di un limite in attacco, nonostante il primo gol stagionale di Hojlund e una discreta recita, soprattutto in fase di difesa palla, del subentrante Lucca. Però per essere davvero competitivi quest'anno ci vuole ben altro. Quei rinforzi che Manna ed i tifosi hanno solo sognato e che il presidente De Laurentiis si è guardato bene dall'ingaggiare. E senza soldi spesi in calciatori sarà difficile cantar messe.

Azzurri messi al muro. Sconfitta senza attenuanti-  Allegri un po’ a sorpresa si affida a Lang dal primo minuto. A volta ritornano, anche quelli che appena pochi mesi fa erano stati messi alla porta perchè non considerati all'altezza.

Dopo aver fatto quel tanto in più, il Como passa con Baturina. Perfetto il giro palla, difesa azzurra imbambolata e Bat da centro area indisturbato infila Meret nell’angolino.

La risposta è nel primo centro stagionale di Hojlund, che stoppa dal limite dell’area e trova una malefica rasoiata per l’1 a 1. Ma dopo poco c’è il pasticcio difensivo, edizione seconda, di un distratto Napoli: Anguissa gestisce male una palla ai confini, i difensori non lo aiutano e Douvikas battezza di nuovo lo stesso angolino di Baturina.  Patatrac in cooperativa da tre, il camerunense, Rafa  e Rrahmani. Como avanti di nuovo.

Al riposo sotto e con la testa ingombra di dubbi per un Napoli sfilacciato e in vena di regali.

Ripresa con lo stesso ritornello del primo. Como in cattedra, il pallone fra i piedi e che viene recapitato sempre al posto giusto nel momento eguale. Napoli in balìa. Appena un guizzo di Olivera.  Ed allora dentro Alisson, Spinazzola e De Bruyne. Fuori Mct ancora lontano dalla forma migliore. I nuovi entrati danno un certo smalto ed il Napoli si fa più vivace e alza il baricentro. Entrano pure Neres e Lucca per Hoj, ma di palle gol reali non se ne vedono.  Solo Lobotka la butta dentro però un fallo precedente di Lucca vanifica tutto. Da molti anni il Napoli non perdeva la prima in casa. Un inciampo questo che significa molto. 

La difesa non balla, ma è una voragine- L'infortunio di Buongiorno, arrivato Badiashile, gioca Rafa Marin, dimostratosi acerbo ed insicuro. Già al primo scontro con una grande Meret ne ha presi due. Olivera è stato deludente, così come Di Lorenzo che ha un anno in più. Gli ospiti in più circostanze hanno maralmeggiato dal limite al centro area. In attesa di Buongiorno servirebbe uno forte davvero. In attesa di scoprire il nuovo azzurro ci si arrangia con elementi che nel passato campionato sono stati bocciati da Conte. Numericamente e qualitativamente, questa difesa desta spavento in ottica futura.  

Un mercato mai  e inconcludente come quest’anno- Nell’era De Laurentiis la campagna acquisti estiva ha sempre riservato sorprese. Colpi da novanta o ingaggi di giovani promesse, a volte diventate certezze, altre volte smarritesi per strada. Ma mai era accaduto che ci si ritrovasse praticamente con zero acquisti e una squadra che rispetto alla scorso anno è di un gradino inferiore come livello tecnico. Molti calciatori azzurri aumentano le primavere, peraltro sono rientrati alla base epurati come Lucca, Lang, Rafa Marin e Marianucci. Nessun investimento, perché per acquisare bisognava vender prima e Manna non è stato tanto abile nelle cessioni. Così ci si ritrova con un Napoli che vede allungare le distanze in valori risoetto ai campioni d’Italia dell’Inter, mentre altre dirette concorrenti, Milan, Roma e Juve, e lo stesso Como, si sono a loro volta rinforzate o quantomeno puntellate. Decisamente bocciato il mercato azzurro.

Un presidente che ha deluso le aspettative- Adl dopo due scudetti e una Super Coppa in tre anni decide di chiudere a chiave la cassaforte societaria e di famiglia. Da una parte vorrebbe esser competitivo in Europa ed assume un allenatore che ha nel proprio curriculum due finali di Champions, ma dall’altra non rafforza la squadra. E le avversarie con le quali dovrà Allegri confrontarsi in Europa promettono tutte sfide in salita. Un controsenso al quale Adl ci ha abituati ma nessuna si aspettava un mercato del tutto fermo. Nessun rinforzo e qualche apprensione per il futuro, con una rosa piuttosto corta in difesa e a centrocampo.

Adeus Gabriel Jesus- l’attaccante brasiliano sul quale sono sciorinati fiumi di inchiostro su giornalini e giornaloni per tutta l’estate è-come prevedevasi- tristemente sfumato. Va al Barcelona, una scelta di prestigio, ma il club azzurro ha sbagliato, tergiversato troppo a lungo in attesa di far cassa per poi alla fine ritrovarsi con le pive nel sacco. Ritornello di un'estate bollente ma gelida per le ambizioni future.

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