Se la Nazionale piange, la Serie A certo non ride. La figuraccia di un’Italia esclusa per la terza volta dai Mondiali (peraltro allargati a dismisura) è stata infatti raddoppiata da quella relativa al rendimento dei calciatori che giocano nel nostro massimo campionato, oramai sempre meno competitivo.....
Nella classifica dei campionati con più gol segnati nella competizione giocata in Canada-Messico-Usa, infatti, la nostra principale ribalta calcistica si è piazzata al quinto posto: niente male, penserete soddisfatti. Peccato però che il risultato ci colloca impietosamente alle spalle dei principali tornei mondiali, in pratica ci sistema all’ultimo posto tra le cosiddette big five superati dalla solita Premier League (prima come ampiamente pronosticabile), dalla Liga, dalla Bundes e pure dalla Ligue 1 con quattro gol in più. Insomma: meglio di tanti altri tornei di secondo livello, sicuro, però dietro tutti i più quotati e apprezzati.
Non è mai prudente emettere sentenze precipitose o troppo facili e dare giudizi impietosi sul calcio che si gioca in Italia, sentenze e giudizi che spesso sfociano nel luogo comune, comodo rifugio di chi ama sbraitare e strillare su siti e portali più per acciuffare clic che per argomentare seriamente. Di certo c’è però che la famosa crisi del calcio italiano – della quale si discute oramai in qualsiasi consesso – non nasce da singoli episodi né probabilmente si può risolvere cambiando commissario tecnico. Il male è sistemico, nel senso che all’intero movimento calcistico italiano manca l’anima, l’essenza; e se anche qui vogliamo ritirare in ballo per la miliardesima volta il solito paragone con la Spagna, beh, quell’abusato paragone ci porta diritti a una e una sola considerazione: il progetto spagnolo riguarda tutto il calcio, dai ragazzini delle varie under alla nazionale che ha vinto il Mondiale. Le squadre adottano tutte lo stesso modulo, si antepone la tecnica alla tattica esasperata, non c’è paura a lanciare in prima squadra giovani di talento così che ad alzare la Coppa del Mondo ci sono stati anche diciottenni o diciannovenni. laddove in Italia a ventitrè/ventiquattro anni si è ancora (e spesso per sempre) giovani promesse.
Tornando alla classifica dei gol segnati da calciatori dei vari tornei nazionali, non si può non pensare ai tanti, tantissimi, squallidi pareggi senza reti che hanno ammorbato l’ultima stagione di Serie A (e purtroppo ancora ammorberanno); alle infinite partite noiose e senza sussulti al termine delle quali allenatori e calciatori hanno anche espresso soddisfazione per il punticino conquistato. Non si può non sottolineare che nel campionato italiano gli schemi più studiati sono quelli per non subire gol, l’idea che si vinca segnandone uno in più e non prendendone uno in meno non è proprio di casa dalle nostre parti. Ed ecco allora che la sterilità realizzativa diventa endemica e anche gli stranieri che giocano in Italia difficilmente si liberano tanto presto da questa impostazione mentale quando poi giocano nelle rispettive nazionali. Il cammino è lungo, il sentiero è accidentato, la mentalità troppo radicata. Serve una rivoluzione nel senso proprio del termine: cambiare tutto ma non nel solito, gattopardesco e italico senso di non cambiare poi nulla. Per puro spirito statistico, ecco la classifica dei tornei con più gol segnati all’ultimo Mondiale. Premier League, 78 gol; LaLiga, 43; Bundesliga, 26 gol; Ligue 1, 24 gol; Serie A, 20 gol; MLS, 13 gol; Saudi Pro League, 11 gol; Eredivisie ed Egyptian Premier League, 8 gol; Super Lig, 7 gol; Scottish Premiership, 6 gol; Brasilerao, 5 gol; Jupiler League, 4 gol; Primeira Liga, Russian Super League, Qatar Stars League e Championship, 3 gol; Serbian Superliga, Chance Liga, Austrian Bundesliga , Cyprus League e Persian Gulf Pro League, 2 gol; Superligaen, Ligue 2, Segunda Division, Liga I, Prva slovenska nogometna liga, Nemzeti Bajnoksag, First Professional Football League, Ligat ha’Al, Primera Division Argentina, Liga MX, Iraq Stars League e Premier Division Sudafrica, 1 gol